Riapre al culto la chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, capolavoro barocco progettato da Francesco Borromini. Dopo il restauro finanziato con i fondi del PNRR, si legge su RomaToday, la cappella sarà nuovamente accessibile ai fedeli e ai visitatori, grazie alla collaborazione tra l’Archivio di Stato di Roma, la Diocesi di Roma e il Touring Club Italiano. A partire da martedì 27 ottobre sarà celebrata la messa quotidiana, con ingresso libero, e da dicembre saranno organizzati concerti di musica sacra.
“L’idea è che chiunque entri colga oltre la bellezza estetica quella interiore, la spiritualità di Borromini”, ha dichiarato a La Repubblica Monsignor Rosario Matera, rettore della chiesa. La lanterna a forma di chiocciola, soprannominata “cavatappi” dai romani, è uno dei simboli più iconici del barocco romano, definita da Bruno Zevi “la lanterna che si avvita al cielo”. La pianta a esagono stellato rappresenta la Trinità e la sapienza, con il cerchio che si innesta nel triangolo, il triangolo nel cerchio, in una costruzione perfettamente armonica.
Costruita nella metà del Seicento come cappella della prima Università di Roma, voluta da Urbano VIII, Sant’Ivo alla Sapienza è un esempio di come l’architettura possa diventare simbolo di fede e conoscenza. Monsignor Matera ha raccontato un episodio significativo: un ragazzo di periferia, che frequentava la chiesa per fare i compiti, rimase colpito dalla bellezza della lanterna, tanto da soffermarsi in silenzio ad ammirarla. “Vedere questo bambino estasiato mi ha commosso: aveva bisogno non solo di fare i compiti, ma nello sguardo Borromini aveva toccato qualche cosa”, ha raccontato.
La riapertura è stata resa possibile grazie alla collaborazione tra la Direzione generale Archivi del Ministero della Cultura, l’Archivio di Stato di Roma, la Diocesi di Roma e il Touring Club Italiano. I volontari del Touring garantiranno l’apertura continuativa della chiesa nell’ambito del progetto “Aperti per voi”.
“In questa chiesa Francesco Borromini ha rivoluzionato il linguaggio architettonico del suo tempo, trasformando il rigore della geometria in bellezza, la materia in movimento e la luce in un elemento essenziale dello spazio”, ha dichiarato il Ministro della Cultura, Alessandro Giu.