Dodici vescovi cattolici statunitensi hanno partecipato a una preghiera con il presidente Donald Trump nello Studio Ovale il 22 ottobre, come riporta Il Sismografo citando National Catholic Reporter. L'incontro, avvenuto a meno di due settimane dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, ha suscitato polemiche, soprattutto dopo la pubblicazione di un video sui social media da parte di Margo Martin, consigliera per la comunicazione della Casa Bianca.
La Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb) ha preso le distanze dall'iniziativa. Interpellata da National Catholic Reporter, la portavoce Chieko Noguchi ha dichiarato: “Non è qualcosa che la Usccb ha organizzato. Non è affiliato alla Conferenza”.
Tra i partecipanti, mons. Jeffrey S. Grob, arcivescovo di Milwaukee, ha espresso rammarico per la diffusione non autorizzata del video e per la sua strumentalizzazione politica. In una dichiarazione del 26 ottobre, ha affermato: “Provo una profonda tristezza, non solo per il dolore che ho causato, ma anche perché qualcosa di così sacro come la preghiera al Padre celeste sia stato manipolato in quel modo”.
Anche mons. William Joensen, vescovo di Des Moines, ha criticato l'amministrazione Trump, sottolineando che molte delle sue azioni sono in contrasto con la fede cattolica. In un messaggio video ha espresso il desiderio di essere stato “più accorto e meno semplice, come quelli che hanno sfruttato il nostro incontro per fini politici di parte”. Joensen ha inoltre detto di aver fatto riferimento a san Giovanni Paolo II durante l'incontro, come riportato da National Catholic Reporter.
A difendere l'incontro è stato invece mons. James R. Golka, arcivescovo di Denver, che in un'intervista ha spiegato che pregare per i leader pubblici è una prassi antica e che la preghiera non rappresenta un sostegno ad alcun candidato o partito. Allo stesso tempo, ha riconosciuto la possibilità che la preghiera fosse usata politicamente.